Il primo giorno della mia seconda volta -15-

Unne ci sunnu i cavaddi ca si ieccanu…

Questo frammento di conversazione riportatami tanti anni fa da mio nonno ci informa sui primi tempi del Politeama, nato per essere un circo equestre! Come testimoniano il gruppo in bronzo sulla facciata principale e gli  ingressi laterali sui quali ancor oggi campeggia la scritta cavallerizze.

Tempi diversi… esisteva ancora il Firriato, al politeama la città era praticamente finita, le carrozze imboccavano Viale della Libertà costeggiato di ville. Subito al di là era campagna.

Il primo giorno della mia seconda volta -13-

Queste barche stanno con molta probabilità pescando la neonata, in italiano novellame. Non voglio qui criminalizzare i pescatori coinvolti (se lo meriterebbero, ma non si conclude nulla) quanto mettere l’accento sulla quantità di bracconaggio esercitato nel nostro mare. Quanti venditori di ricci vediamo ormai in certe strade di Palermo? Buona la neonata, certo! E alzi la mano chi vorrebbe rinunciare ad una pasta coi ricci! Però non è più possibile! Come consumatori abbiamo il dovere morale di cambiare abitudini: vogliamo smetterla per favore di comprare queste specie pescate di frodo? Vogliamo prenderci la responsabilità di un mercato sostenibile di prodotti alimentari che sono ancora direttamente prelevati in natura?

Il primo giorno della mia seconda volta -7-

La nave da Genova.

Sono stato a lungo indeciso tra questo scatto e un altro nel quale la nave quasi non si vede perché molto lontana. Due interpretazioni e due sensazioni totalmente diverse, accomunate dalla presenza della foschia di scirocco, una mostrante il vuoto (sul modello “Vacatio, Fotografare l’assenza” – Roma 2013), l’altra il “pieno” della nave che sembra qui quasi un giocattolone.